domenica, 29 Novembre 2020
MONDO

Il coronavirus avanza in America Latina. Spagna e Francia in ginocchio

L’epicentro della pandemia causata dal nuovo coronavirus si sta spostando dall’Oriente all’Occidente. Cina e Corea del Sud, fino a poche settimane fa i più grandi focolai al mondo, hanno portato il numero di contagi giornalieri a cifre controllabili. Nelle ultime 24 ore a Pechino si registrano 54 contagi ma la vita sta lentamente tornando alla normalità. Anche a Wuhan, che ha accolto il primo treno dopo oltre due mesi di lockdown totale. Piccola risalita, invece, a Seul, dove le autorità hanno dovuto fare i conti con 146 nuovi casi; la lieve impennata, sostengono gli esperti, è probabilmente da imputare alle infezioni importate dall’Europa e dagli Stati Uniti nei giorni precedenti.

La Russia si chiude a riccio, sospendendo i voli da e per la Cina fino almeno al 30 aprile dopo la sospensione dei voli internazionali, in vigore dal 27 marzo, a eccezione di merci e postali. Ben diversa la situazione negli Stati Uniti, che ha scavalcato la Cina al primo posto nella classifica dei Paesi più colpiti dal Covid-19. I contagi aumentano ora dopo ora. Donald Trump ha firmato un decreto per richiamare un milione di riservisti (dall’esercito alla Guardia Costiera) per far fronte all’emergenza. A New York, zona caldissima, restano in vigore le norme di distanziamento sociale.

A proposito della Grande Mela, il New York Times ha lanciato un allarme. Nel caso in cui il trend di crescita dei casi di coronavirus nell’area metropolitana di New York dovesse continuare con questa intensità, nel cuore degli Stati Uniti potrebbe verificarsi una situazione peggiore di quella registrata a Wuhan e in Lombardia. Al momento l’area metropolitana di New York sembrerebbe avere avuto meno successo nel far rallentare la curva rispetto a quanto accaduto in Cina o in Italia nello stesso periodo di tempo. Il problema, sottolinea ancora il quotidiano americano, altre aree metropolitane degli Usa potrebbero essersi incamminate su un percorso simile.

America Latina e Africa trattengono il fiato

Il nuovo coronavirus prende piede anche in America Centrale e in America Latina. Aumentano i contagi in Messico, dove i malati sono arrivati a quota 717. In Ecuador a Guaquil, città costiera dove si concentra la maggioranza dei casi, si stanno costruendo fosse comuni per le vittime. I pazienti infetti, al momento, sono 1627. In Argentina i malati salgono a 690; il ministro della Sanità, Ginés Gonzalez Garcia, ha spiegato ai cittadini che la quarantena nazionale dovrebbe dare i primi risultati alla fine del mese di marzo. Rischia di diventare drammatica la situazione in Venezuela, Paese già vessato da una feroce crisi economica. Il presidente Nicolas Maduro ha chiesto aiuto all’Onu. I casi accertati sono 113 ma potrebbero essere molto più numerosi.

Capitolo Africa. Il Centro africano per il controllo e la prevenzione della malattia ha spiegato che sono 46 i Paesi del continente finora colpiti dal coronavirus. I contagi complessivi hanno superato quota 3.924, mentre sono finora 117 le vittime del Covid-19. Tra i Paesi più colpiti spicca il Sudafrica con 1.170 casi confermati, seguiti dall’Egitto con 495, l’Algeria con 409 e il Marocco con 275. Ahmed Ogwell, vice direttore del Centro africano per il controllo e la prevenzione della malattia, ha confermato alla Xinhua che 276 persone sono guarite nel continente.

Allarme rosso in Spagna e Francia

Italia a parte, uno degli scenari più complessi è quello spagnolo. A Madrid, scrive l’agenzia Agi, le pompe funebri sono al collasso e non riescono più a gestire le migliaia di salme accumulate da quando si è diffusa la panademia di Covid-19. Il ministero della Salute spagnolo ha perfino emesso un’ordinanza che “autorizza l’esercito al trasferimento delle salme”. Il collasso delle onoranze funebri e il ritardo nella rimozione dei corpi ha creato situazioni molto complicate nelle case di cura e ha costretto a improvvisare un obitorio di emergenza al Palazzo del Ghiaccio a Madrid e a prepararne un secondo nella Cittadella della Giustizia dalla capitale.

Attenzione anche alla Francia. Parigi attende per la prossima settimana “un’ondata estremamente alta” di casi di Covid-19. Oltralpe la situazione sanitaria si sta rapidamente deteriorando e questo ha spinto il governo a prorogare il confinamento fino al 15 aprile. Intanto il Paese è scosso dalla morte di Julie, appena 16enne, la più giovane vittima francese per il coronavirus. E si susseguono dichiarazioni allarmiste di responsabili degli ospedali dell’Ile de France e del premier Edouard Philippe, in un clima di crescenti tensioni sociali per la morte di due lavoratori e la mancanza di protezioni adeguate. Nelle prossime 24-48 ore la capacità di accoglienza degli ospedali dell’hinterland parigino arriverà a saturazione, riproponendo lo stesso scenario del Grande Est, dove la sanità è già al collasso.

In Germania le misure restrittive resteranno in vigore fino al prossimo 20 aprile. “Nessuno può dire con la coscienza pulita di sapere con certezza quanto durerà questo momento difficile”, ha spiegato la cancelliera Angela Merkel. Numeri alla mano, anche il governo tedesco deve fronteggiare un balzo nei contagi. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 5.780 positivi, mentre le vittime sono 55. Sale così a 42.288 il numero delle persone contagiate e a 253 il numero dei morti. Delicato anche quanto sta avvenendo nel Regno Unito. Sono 181 le vittime in un giorno, con un incremento del 31% rispetto al giorno prima, anche quello macabro record di 115 morti. In vista delle vittime della pandemia, un obitorio provvisorio sarà allestito in un hangar dell’aeroporto di Birmingham.

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